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Quando le scie restano in cielo: le situazioni meteo da riconoscere

In alcune giornate quasi ogni aereo lascia una lunga scia che si allarga; in altre, con lo stesso traffico, il cielo resta pulito. La differenza sta nell'aria a 9-12 chilometri di quota, e alcuni segnali visibili da terra aiutano a capire cosa sta succedendo lassù.

Il requisito: aria soprassatura rispetto al ghiaccio

Perché una scia persista, l'aria alla quota di volo deve avere un'umidità relativa rispetto al ghiaccio superiore al 100%. Queste zone, chiamate in letteratura regioni soprassature di ghiaccio (ISSR, ice-supersaturated regions), sono comuni nell'alta troposfera ma hanno una forma particolare: spesso sono estese orizzontalmente per centinaia di chilometri e spesse verticalmente solo poche centinaia di metri. Per questo due aerei vicini ma a quote diverse possono comportarsi in modo opposto: uno lascia una scia persistente, l'altro una scia breve o nessuna scia.

Prima di un fronte caldo

La situazione più tipica è l'arrivo di una perturbazione. Davanti a un fronte caldo l'aria umida sale lentamente sopra quella più fredda e, raffreddandosi, porta umidità nell'alta troposfera. I primi segni sono proprio cirri sottili e scie che persistono e si allargano; nelle ore successive possono comparire veli di cirrostrato, alone attorno al sole e infine nubi più basse. Chi osserva con regolarità nota spesso che le giornate con molte scie persistenti precedono di un giorno o due un peggioramento.

Dopo il passaggio di un fronte freddo

Dietro un fronte freddo arriva in genere aria più secca e limpida. Il cielo è terso, la visibilità ottima e le scie, se ci sono, tendono a essere brevi. Sono giornate ideali per osservare: gli aerei si vedono bene e i casi «senza scia» o «scia breve» sono preziosi quanto quelli persistenti.

Anticicloni e alta pressione

Con l'alta pressione l'aria in quota tende a scendere e a scaldarsi, quindi a seccarsi. Spesso le scie sono brevi o assenti. Non è però una regola assoluta: ai margini di un anticiclone, o quando strati umidi scorrono sopra l'area di alta pressione, le scie persistenti possono comparire anche con bel tempo al suolo.

La tropopausa

La tropopausa è il confine tra troposfera e stratosfera. Alle nostre latitudini si trova in genere tra 9 e 13 chilometri: più bassa d'inverno e con aria fredda, più alta d'estate. Sopra la tropopausa l'aria è molto secca e le scie persistenti diventano rare. Un aereo che vola appena sopra di essa può non lasciare scia, mentre uno appena sotto, in aria umida, ne lascia una lunga. È uno dei motivi per cui la quota indicata dall'app conta molto.

Stagioni e ore del giorno

Le condizioni per le scie persistenti si presentano in tutte le stagioni. Diversi studi sull'Europa centrale le trovano in media più frequenti nei mesi freddi, quando l'alta troposfera è più fredda e le perturbazioni più frequenti, ma la variabilità da un giorno all'altro è molto maggiore di quella stagionale. L'ora del giorno incide soprattutto sulla visibilità: con il sole basso, all'alba e al tramonto, le scie sono illuminate da sotto e risaltano di più, anche quando il cielo a terra è già in ombra.

Perché le previsioni sbagliano

I modelli meteorologici prevedono bene temperatura e vento in quota, ma l'umidità molto meno: gli strati soprassaturi sono sottili, i sensori dei palloni sonda faticano alle basse temperature e molti modelli non rappresentano direttamente la soprassaturazione rispetto al ghiaccio. Una previsione di «scia breve» può quindi trasformarsi in una scia persistente reale, e viceversa. È esattamente questo scarto che le osservazioni raccolte con CieliBlu permettono di misurare: per ogni esito osservato, il riepilogo mostra quanto spesso il modello prevedeva la stessa cosa. Per sapere da dove vengono i dati meteo leggi Il meteo in quota.

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